La Storia
Premessa

L’affanno incessante del presente, non ci lascia il tempo per cercare
e scoprire le nostre origini, la nostra cultura e nella nostra mente
restano tanti perché, tanti punti interrogativi senza risposta. La società, anche nella nostra realtà paesana, in questi ultimi
duecento anni, si è trasformata radicalmente. Si è passati da una
economia prevalentemente agricola e artigianale ad una economia
agricola – commerciale – industriale. La storia di Torino di Sangro
dalle sue origini agli anni millenovecentocinquanta la possiamo
ritrovare nei libri scritti dall’Avv. Domenico PRIORI, nostro illustre
concittadino che fu filosofo, archeologo, attento osservatore delle
tradizioni del nostro paese. Domenico PRIORI dedicò ai suoi concittadini
il volume “Torino di Sangro” con queste parole:
“ai miei
concittadini queste pagine che fanno conoscere le vicende i
vanti la fede de la terra natale cui mi stringe carità di patria
dedico con animo fraterno”. Torino di Sangro concorda, lo ricorda per la sua filosofia,
lo ricorda per l’attualità e la veridicità dei suoi scritti.
I torinesi lo hanno nel cuore e vogliono che le sue opere non vadano
perse e che i suoi scritti vengano religiosamente custoditi e che
le nuove generazioni, nelle letture dei suoi libri, possano ritrovare
e soddisfare quel bisogno che menzionavo all’inizio di questo scritto.
Nelle pagine che seguono ho voluto ripercorrere la storia di questo
paese, curando in modo particolare, l’aspetto socio - demografico
e riportando alcune notizie, tratte appunto, dal libro scritto su
Torino di Sangro da questo nostro illustre concittadino. Spulciando
i registri di nascita e i documenti giacenti nell’archivio del nostro
comune, è stato possibile ricavare da essi, molte notizie utili.
Si è potuto ricostruire, in ordine cronologico l’elenco dei Sindaci
che si sono succeduti nel nostro paese, si sono potete acquisire
tante notizie utili inerenti alcune opere realizzate e sono stati
individuati tutti i cognomi esistenti nell’800 ed i relativi mestieri
esercitati. Agli inizi dell’800 tutti abitavano in paese per paura
del brigantaggio, fenomeno ampiamente trattato da Don Domenico Priori
nel libro “Torino di Sangro”. I contadini erano costretti a recarsi
nei campi la mattina per far ritorno la sera a casa. Verso la fine
dell’800 quando il fenomeno del brigantaggio ebbe termine nelle
campagne si cominciarono a costruire le masserie (piccole case coloniche).
I torinesi dal paese tornarono ad abitare nelle campagne, dando
vita, con il passare degli anni a contrade intensamente popolate.
Le nascite dei bimbi avvenivano in paese, nelle proprie abitazioni.,
le donne erano assistite dalle “mammare” così venivano chiamate
le ostetriche (questo continuò fini a circa il 1970 quando si cominciò
ad usufruire delle strutture pubbliche (gli ospedali). Nei registri
di nascita sono stati individuati 5 nominativi di “mammare” che
hanno esercitato nell’800: “MARRONE Domenica – CAVACINI Rosa – ARRIZZA
Giovanna – CAVUTO Massimini (nel 1890 a 84 anni esercitava ancora)
– LIBERATO Nicoletta nel 1980 aveva anni 28 ed è stata l’ostetrica
che ha assistito le nascite avvenute nei primi anni del 1900.
Esse avevano un gran da fare se si pensa che di bimbi ne nascevano tanti, alcuni esempi:
- Anno 1846 n° 166
- Anno 1851 n° 180
- Anno 1883 n° 216
- Anno 1894 n° 174
Da questi dati è facile capire quanto rilevante è stato il
calo demografico. Le nascite, sono andate, con il passare degli
anni diminuendo. Si riportano alcuni dati inerenti le nascite avute
in questo paese negli ultimi anni del ‘900:
- Anno 1997 n° 33
- Anno 1998 n° 30
- Anno 1999 n° 27
Storia

Intorno alle origini del nome sono stati fatti molti studi e ricerche
ma non si è potuto risalire al vero significato dato a questo paese.
Di ipotesi e leggende se ne raccontano tante. Potrebbe avere origini
da “Taurus”, posto elevato, o dal “toro” raffigurato nello stemma.
Potrebbe essere anche vera l’ipotesi di una imitazione, che cioè
la nostra terra abbia preso il nome dalla Torino Piemonte. La leggenda
più conosciuta è quella secondo cui gli abitanti di Civita di Sangro,
assaliti dai Saraceni fuggirono preceduti da un toro che si fermò
sulla collina su cui oggi sorge il paese e, proprio per onorare
il ricordo dell’ animale che li aveva tratti in salvo, che l’insediamento
prese il nome “Torino”. Nell’altomedioevo, XII secolo, Torino di
Sangro fu interessato alla monastica benedettina della vicina abbazia
di San Giovanni in Venere. Fino al XV secolo fu possesso feudale
dell’abbazia di S.Stefano in Rivo Mare per poi essere venduta alla
città di Lanciano. Nel XVI secolo fu feudo di Luigi Carafa, poi
vi ebbero signoria i d’Aquino, i Giovene, i d’Avalos ed, infine,
i De Stefano. Della sua storia il nostro paese racconta di emigrati
ed immigrati, di antiche tradizioni tutt’ora mantenute e vanta di
aver dato asilo ad un gran numero di artisti fra cui numerosi musicisti.
Fino al XIX secolo la città si chiamava semplicemente Torino. Il
20 luglio 1862 il consiglio comunale deliberò di mutare il nome
in Torino del Sangro, per ovviare ai disguidi postali registrati
soventemente a causa dell’omonimia con la più nota città piemontese.
Emigrazione

Dai registri esistenti in anagrafe si è potuto verificare come incisivo
è stato il fenomeno dell’emigrazione nel nostro paese. L’emigrazione
verso i paesi esteri si accentuò agli inizi del 1900 prima verso
il Brasile, per orientarsi poi negli Stati Uniti, raggiungendo il
massimo negli anni 1907-1909 e nel 1912-1913. Anche a Buenos Aires
si recarono moltissimi compaesani, come scrive Don Domenico PRIORI
in un paragrafo del libro “Torino di Sangro”:
“Gli emigranti torinesi raggiunsero qualche anno il numero di
circa 200, ed erano continue ed abbondanti le rimesse che permettevano
di acquistare una casa e un terreno, rendendo prospere e indipendenti
molte famiglie, che si trovavano in una situazione di disagio e
riuscivano appena a difendere la vita. Col lavoro dei coraggiosi
e forti migratori che mostrarono di avere ancora la virtù dei Sabelli
e una frugalità e una parsimonia ormai proverbiali potè cominciare
la rigenerazione sociale della parte più nobile della Nazione: non
certo per opera dei governanti, che trattarono sempre con disparità
e ingiustizia gl’interessi del Nord e del Sud. Nella speranza di
un avvenire migliore, gli emigranti abbandonarono le famiglie, le
abitazioni, il luogo natio per avviarsi, pieni di malinconia, verso
terre sconosciute ove li attendeva lavoro duro, sofferenze, privazioni,
rinunzie e spesso un trattamento che non aveva alcun rispetto dei
diritti della persona umana. Prima che cominciasse una efficace
opera di assistenza e di protezione e si reclamasse il rispetto
delle esigenze sociali e umane, gli emigranti varcarono i confini
della Patria andando spesso incontro a un destino cieco e crudele
e incontrando molteplici inganni, maltrattamenti e uno sfruttamento
arrogante”….. “Sentendo l’orgoglio di appartenere ad un popolo di
vecchia razza e di vecchia civiltà, riuscirono a mantenere in alto,
oltre l’Oceano, la patria di origine, di cui conservano il ricordo
nel cuore con la stessa cura gelosa che, emigrando nelle primavere
sacre, avevano i remoti antenati per le reliquie di quanto era stato
bruciato sul comune patrio altare. Quando l’Italia entrò in guerra,
quasi tutti tornarono a compiere il loro dovere; in ogni avvenimento
lieto o triste si mostrarono presenti con generosi contributi; non
mancarono mai di mandare al paese natio ogni risparmio, dando con
ciò la prova dell’indissolubile legame che li univa alle famiglie”.
Molti nostri compaesani si recarono, intorno agli anni ’50 – ‘60 in Germania, Francia e Belgio. Molti, dopo essersi fatti una discreta posizione hanno fatto ritorno, altri, non sono più tornati.